Finalità
Organigramma
Comitato Scientifico
Statuto
Regioni
Province
Comuni
Associazioni Culturali
Società
Partners
Chi siamo
 
Cenni Storici
Aleramici
Paleologi
Gonzaga
Gonzaga Nevers
Dinastie
Personaggi illustri
Arte
Castelli
Centro di Documentazione
Edifici Religiosi
Enogastronomia
Storia
I Luoghi
Mantova
Museo
Ambiente
European State
Percorsi
Listen
Sezzadio
Itinerari
il Monferrato
 
Fonti
Archivio Monferrato
I nostri Libri
Altri Editori
Edizioni on-line
Pubblicazioni
Bibliografia
Bollettino
Cartografia
Didattica
Chivasso
Casale Monferrato
Mantova
Numismatica
Statuti
Piemonte
Liguria
Lombardia
Territorio
Archivio
 
Programma
Calendario
2017
2016
2015
2014
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
Attività
 
Filmati
Rassegna stampa
Multimedia
 
Contattaci
Biblioteche
Società Storiche
Associazioni
Varie
Indirizzario
HomeArchivio Numismatica
Numismatica
Chivasso
Casale Monferrato
Mantova

Le zecche e le monete

Le zecche e le monete

Le Zecche di Monferrato: una sintesi

a cura di Luca Gianazza


L'analisi della produzione monetaria all'interno dello Stato di Monferrato si presenta come un problema molto complesso. Parlare di moneta di Monferrato significa prendere in esame un arco temporale di sette secoli, spaziando dall'età aleramica fino al passaggio del ducato ai Savoia. Il discorso non può essere limitato a semplicemente alle monete prodotte dalle zecche - vere o presunte - che coniarono monete a nome dei Marchesi e dei Duchi di Monferrato. Per una piena comprensione dei fenomeni monetari relativi al territorio occorre considerare elementi più ampi quali la circolazione delle specie monetarie straniere all'interno del Monferrato e le presenze di monete monferrine al di fuori dello Stato di Monferrato, sia come ritrovamenti che come citazioni più o meno episodiche all'interno dei provvedimenti amministrativi che regolamentavano il corso locale della moneta. Tutti elementi, questi, che in situazioni di mancanza di documentazione archivistica permettono delineare un quadro ampio e concreto dei flussi monetari relativi allo Stato di Monferrato.
In questa breve nota ci si concentrerà con maggiore dettaglio sulle zecche che hanno realizzato monete per lo Stato di Monferrato, presentando brevemente alcuni degli esemplari più significativi all'interno della vasta produzione monferrina.

La frammentazione documentaria e l'estrema difficoltà nell'attribuire con sicurezza monete ai signori di Monferrato rendono ancora oggi complicata la definizione di un quadro preciso della storia monetaria di questo territorio. Già nel passato diversi studiosi - primo fra tutti Domenico Promis, seguito poi da Giuseppe Giorcelli - hanno preso in considerazione le monete del Monferrato, ma i lavori più completi in questo ambito risalgono ancora al XIX secolo ed attendono oggi una pesante revisione alla luce di nuove scoperte documentarie ed applicando ai materiali disponibili criteri di ricerca più moderni.
Non ci sono elementi che portino a pensare all'esistenza in Monferrato di una zecca durante l'età aleramica. Attualmente non sono state individuate monete che possano essere attribuite - neppure con riserva - a questa famiglia, né i documenti coevi o le cronache posteriori riportano informazioni che lascino ipotizzare una coniazione prima dell'avvento dei Paleologo
Le prime coniazioni per lo Stato di Monferrato devono quindi essere fatte risalire solamente al marchese Teodoro I Paleologo (1305-1338) nella zecca di Chivasso. Si tratta fondamentalmente di emissioni di imitazione, ricalcanti cioè nei conii i tipi di altri nominali largamente diffusi all'epoca nei territori monferrini e dell'Italia settentrionale in genere, ampiamente utilizzati nei commerci non solo locali: troviamo quindi fiorini d'oro, grossi tornesi, grossi matapan e denari di tipo imperiale, tipologie ben note ed individuabili nella produzione di molte altre officine coeve. L'attribuzione a Teodoro Paleologo è chiaramente possibile dalla lettura delle leggende impresse su alcuni di questi esemplari: sul denaro di tipo imperiale, ad esempio, la lettura sequenziale delle leggende del dritto e del rovescio produce Theo[dorus] marchio Montis Ferrati, associando chiaramente al nome di Teodoro Paleologo il titolo di marchesi di Monferrato.
Attualmente non è possibile stabilire il periodo in cui vennero avviate le coniazioni di Teodoro Paleologo nella zecca di Chivasso. Secondo Domenico Promis la prima battitura di monete a Chivasso sarebbe stata comandata in una data non meglio precisata tra il 1° gennaio e il 24 aprile 1307 - periodo in cui Teodoro avrebbe realmente risieduto nel Monferrato - mentre per Giuseppe Giorcelli la prima emissione sarebbe avvenuta già nel 1306, ma nessuna di queste ipotesi è suffragata da documenti. Da una grida pubblicata a Milano il 29 settembre 1311 e poi a Pavia il 7 novembre seguente dall'imperatore Enrico VII sappiamo che i denari di tipo imperiale erano già stati realizzati all'epoca dell'emissione di questo provvedimento:la grida, infatti, bandiva diverse specie monetarie realizzate da alcune officine del Piemonte e tra queste sono elencati anche gli imperiales factos in Clivassio.
Anche con i successori di Teodoro I la zecca di Chivasso lavorò producendo monetazione per lo Stato di Monferrato. A partire da Giovanni I Paleologo (1338-1372) i volumi produttivi aumentarono e le tipologie prodotte si differenziarono. A fianco delle imitazioni dei grossi matapan di tipo veneziano forse verso la metà del XIV secolo i nominali comparvero nuovi nominali - grossi bianchi, quarti e forti - che nei tipi e nei pesi tendono ad avvicinarsi sempre più alle monete coniate nelle regioni piemontesi dei conti di Savoia, coi quali verosimilmente l'economia del Monferrato aveva relazioni economiche tali da farlo ricadere all'interno della medesima area di circolazione monetaria.
La zecca dei marchesi di Monferrato operò a Chivasso - non sappiamo con quale regolarità - fino all'inizio del XV secolo, quando venne trasferita a Casale Monferrato. Fin dalla sua apertura fu probabilmente l'unica officina monetaria del Monferrato. In passato alcuni autori hanno ritenuto che all'interno del Marchesato di Monferrato abbia sporadicamente operato anche una seconda officina a Moncalvo, nella quale sarebbe stato realizzato un numero molto ridotto di monete riportanti nel campo una grossa 'M' in stile gotico. A Moncalvo sarebbero state quindi attribuite monete di diversi marchesi Paleologo: Giovanni I (1338-1372), Teodoro II (1381-1418), Guglielmo I (1464-1485), fino a Guglielmo II (1494-1518). L'effettiva attribuzione di tutti questi esemplari a Moncalvo deve però essere messa in discussione: oltre a non avere nessuna prova documentaria che porti a ritenere verosimile un'attività di Moncalvo quale zecca dei Paleologo, risulta poco credibile che in questa officina siano state realizzate emissioni con volumi così ridotti per un così ampio intervallo di tempo.
A partire da Teodoro II Paleologo la zecca dello Stato di Monferrato divenne quindi operativa a Casale Monferrato, a seguito ragionevolmente del trasferimento della capitale dello Stato da Chivasso a Casale Monferrato. Nella nuova officina la produzione monetaria mantenne le medesime peculiarità mostrate già per nel corso dell'attività della zecca di Chivasso: le monete che vi vennero emesse appaiono legate principalmente al sistema monetario utilizzato nei territori piemontesi del Ducato di Savoia, all'interno dei quali avevano una larga circolazione. I volumi produttivi aumentarono significativamente per tutto il secolo. Tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo le emissioni casalesi di Guglielmo II Paleologo (1494-1518) e Bonifacio II Paleologo (1518-1530) si distinguono per una ampia varietà di esemplari: tra essi risaltano ducati, doppi ducati e quadrupli ducati d'oro, testoni e cornabò in argento, i quali ad un elevato valore intrinseco affiancano un livello artistico non indifferente dei conii, prodotti certamente da maestranze esperte (sappiamo ad esempio che i conii delle monete di Giangiorgio Paleologo furono incisi da Battista de Cantis, attivo presso il duca di Savoia Carlo II nella zecca di Vercelli).
Al governo di Bonifacio II Paleologo risale l'unica citazione documentaria che permette di individuare la posizione della zecca a Casale Monferrato. Il Promis, citando un documento conservato presso l'Archivio di Stato di Torino, riporta che la zecca di Casale Monferrato nel 1518 era sita nel cantone Brignano nella casa del signor Filippo Picco, e che otto eranvi gli operai, avendo a preposto Giovanni Antonio del Borgo d'Asti. Seguendo una pratica molto diffusa all'epoca, anche la zecca di Casale Monferrato risultava quindi sita all'interno di una abitazione privata tenuta da una persona che potrebbe non avere avuto alcuna parte attiva nel processo di lavorazione delle monete.
Casale Monferrato rimase la zecca del Marchesato anche successivamente alla fine del governo da parte della famiglia Paleologo. Con l'occupazione di Carlo V d'Asburgo a Casale Monferrato vennero emesse nuovamente monete a nome del nuovo sovrano, che non si fregiava comunque del titolo di marchese di Monferrato. Forse proprio durante il periodo di occupazione spagnola oppure durante il principato di uno degli ultimi marchesi Paleologo venne attivata per un breve lasso di tempo un'officina monetaria ad Alba, nella quale vennero battuti soldi e terline. Questa zecca risulta ricordata nei documenti solamente una volta, all'interno di una grida emessa da Federico Gonzaga e Margherita Paleologo il 6 giugno 1539. Purtroppo non ci sono elementi per identificare con certezza queste due tipologie monetarie all'interno di quelle emesse all'epoca e finora attribuite in toto alla zecca di Casale Monferrato.
Il passaggio del Marchesato di Monferrato ai Gonzaga non provocò cambiamenti radicali. I nuovi signori mantennero la sede della zecca a Casale Monferrato, ordinando nuove emissioni a loro nome già all'inizio del 1537. A differenza di quanto avvenuto fino ad allora, con una monetazione di Monferrato saldamente legata al Ducato di Savoia, i nuovi nominali comandati da Federico e Margherita presentano delle caratteristiche più simili a quelle della monetazione del Ducato di Mantova - di cui Federico Gonzaga era contemporaneamente signore -, a sua volta profondamente influenzato dal sistema monetario della vicina Repubblica di Venezia. Compaiono quindi nominali simili al marcello ed al mocenigo di Venezia, mentre scompaiono i testoni ed i grossi.
Questo nuovo sistema metrico non sembrò rispondere adeguatamente alla realtà economica del Monferrato. Le emissioni non dovettero essere abbondanti e già con Francesco III Gonzaga (1540-1550) prima e Guglielmo Gonzaga (1550-1587) poi i nominali modificarono nuovamente le loro caratteristiche, allineandosi inizialmente alla monetazione dello Stato di Milano (fino al 1559 il Ducato di Savoia subiva ancora l'occupazione straniera) e poi nuovamente con i nominali dello Stato sabaudo, dal quale il Monferrato rimarrà in seguito sempre visibilmente influenzato nella sua politica monetaria.
Con Guglielmo Gonzaga (1550-1587) e Vincenzo I Gonzaga (1587-1612) la produzione della zecca di Casale Monferrato raggiunge i suoi volumi maggiori, realizzando nominali - quali ad esempio i ducatoni con San Giorgio a cavallo nell'atto di uccidere il drago - che si distinguono per una elevata qualità artistica.
Le guerre per la successione del Monferrato, in particolar modo quella seguita alla morte di Vincenzo II Gonzaga (1626-1627), segnarono il progressivo declino del Ducato di Monferrato e di conseguenza della sua zecca. La città di Casale conobbe due assedi (1628-1629 e 1630) nel corso dei quali vennero emesse monete ossidionali di necessità, dal valore puramente fiduciario. Successivamente, con la definitiva assegnazione di una parte dei territori del Monferrato ai Savoia e di ciò che rimaneva del Ducato di Monferrato ai Gonzaga-Nevers, i volumi della zecca di Casale andarono sempre più riducendosi: con Carlo II Gonzaga-Nevers (1647-1665) vennero prodotte solo poche tipologie a basso tenore di argento. La zecca non lavorò più con quella continuità che l'aveva caratterizzata nel secolo precedente: le monete vennero prodotte con aperture estemporanee dell'officina, mentre per i commerci minuti si faceva verosimilmente ricorso ai vecchi nominali ancora in circolazione o più probabilmente alle monete del Ducato di Savoia.
Quando il Ducato di Monferrato passò dai Gonzaga-Nevers ai duchi di Savoia la zecca di Casale Monferrato formalmente non esisteva più: la sua ultima emissione certa risale al 1693, con un cavallotto in mistura dalla bassissima qualità stilistica.

Luca Gianazza


Accademia Italiana di Studi Numismatici - Società Numismatica Italiana
(http://www.sibrium.org)

All'indirizzo http://www.sibrium.org/Materiali/PaleologoMonferrato.pdf il testo della relazione La monetazione dei Paleologo in Monferrato: una rilettura dei materiali presentata al Convegno di Chivasso del 16 settembre 2006.

All'indirizzo http://www.sibrium.org/Materiali/UltimeFasiCasale.pdf il testo della relazione Le ultime fasi della Zecca di Casale Monferrato presentata al Convegno di Cuccaro Monferrato del 28 ototbre 2006.

Sede legale e operativa: via Alessandro III n. 38
Sede di Rappresentanza: Palazzo del Monferrato,
via San Lorenzo n. 21 - 15121 Alessandria - Italia

tel. 333.2192322 - fax 01851874424 - c. f. 96039930068
email: info@marchesimonferrato.com

Sito realizzato con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria
Powered by XManager.infoweb 2.0 - ^^LineLab.multimedia
Regione Piemonte Fondazione CRT Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria