a cura di Pierluigi Piano
Gli Statuti delle comunità d’Italia sono stati oggetto di ricerche storico – giuridiche fin dall’Ottocento. Collezionisti e bibliofili raccolsero gli statuti delle varie comunità, si fecero cura del rintracciarli, ricomporli, farne pubblicazioni e raccolte. Anche per il Monferrato si ebbero accurate raccolte e pubblicazioni degli statuti delle maggiori città, basti l’esempio di Casale Monferrato. Così Luigi Cibrario, nel 1838, pubblicò gli Statuti di Casale Monferrato, nei Monumenta Historiae Patriae edita iussu Regis Caroli Alberti. Leges Municipales – (Augustae Taurinorum, e Regio Typographeo, 1838, [T. 1], coll. 925 – 1084).
Gli statuti delle città e dei paesi d’Italia furono letti ed interpretati come monadi a sé stanti. Raramente vennero presi in considerazione nella loro relazione con il potere centrale, nel nostro caso: marchionale. In genere nel momento in cui una città si sottomette ad un signore la normativa in vigore viene confermata dal medesimo, o nuovamente elaborata con la nomina di commissioni di statutari locali incaricati di rifare gli statuti, tutti o in parte; anche la nuova versione è soggetta, ovviamente, all’approvazione del dominus.
Il corpo statutario comprendeva tanti libri diversi, ovvero gli statuti civili, quelli criminali, del podestà, quelli sulle vettovaglie, sui pesi e misure, sui danni dati, o anche quelli dei mercanti, dei notai etc.; ciascun libro era costituito da un certo numero di capitoli, definiti statuta, poiché statutum è l’appellativo usato per definire la singola norma, in assenza di documentazione dettagliata e di codici – testimoni, è difficile stabilire se le riforme statutarie avessero riguardato l’intero corpus statutario, oppure qualche libro, o addirittura un semplice capitolo. L’elaborazione dei singoli libri poteva avvenire in tempi diversi; non solo, ma le nuove delibere venivano aggiunte di volta in volta senza che venissero contemporaneamente cassate le norme superate; da qui la necessità per i giuristi di riferirsi specificamente alla singola norma o statutum. Perciò attribuire una data a un corpo statutario richiede sempre una certa cautela, e un’attenta analisi interna, perché non sempre si provvedeva a una contemporanea revisione di tutti i libri; in genere si provvedeva a rielaborare, modificare, o integrare in primo luogo il primo libro degli statuti, ovviamente non perché era quello che apriva il corpo statutario, bensì perché era quello che conteneva la normativa sugli uffici cittadini, e dunque il più delicato, ma anche il più importante politicamente.
L’elaborazione dello statuto era molto complessa: poteva riguardare solo alcune parti, e poteva essere ripetuta a distanza di pochi anni, anche per l’avvicendarsi delle signorie. Questo significa che è necessario identificare i codici rimasti, cercare di datarli con esattezza, perché le varianti di contenuto riflettono redazioni temporalmente diverse.
Il fine di questo sito è quello di ricominciare a prendere in considerazione gli statuti monferrini in modo nuovo, in particolare nel loro rapporto con i marchesi di Monferrato.
Nella scheda elaborata (cliccare sull'immagine per aprire il pdf) si sono disposte in ordine alfabetico le varie comunità, senza distinzione se appartenenti al Basso o all’Alto Monferrato. Si sono prese in considerazione solo quelle comunità che quasi costantemente furono sottoposte ai marchesi di Monferrato. Si vuol portare l’attenzione degli studiosi alla necessità di una revisione diplomatica, paleografica, filologica dei codici dei vari corpi statutari monferrini, al fine di studiarne ed individuarne, quando ciò sia possibile, la loro sedimentazione e la datazione delle varie revisioni. Necessita, anche, porre attenzione alle varie dedizioni e giuramenti di fedeltà ai marchesi e alle conferme concesse dai medesimi degli statuti e dei privilegi.
Per una bibliografia generale, oltre a
LEONE FONTANA: Bibliografia degli Statuti dei comuni dell'Italia Superiore, Fratelli Bocca, Torino, 1907.
F. GUASCO: Dizionario feudale degli Antichi Stati Sardi e della Lombardia, B. S.S.S., Torino, 1911
A. BOZZOLA: Parlamento del Monferrato, Accademia dei Lincei, Zanichelli, Bologna, 1926
Cfr.
Statuti italiani. Saggio bibliografico di Francesco Berlan con aggiunte di Nicolò Barozzi e di altri letterati italiani, Tipografia del Commercio, Venezia 1858;
L. Manzoni, Bibliografia statutaria e storica italiana, Bologna 1876;
Statuti italiani riuniti ed indicati dal conte Antonio Cavagma Sangiuliani, Tip. Successori f.lli Fusi, Pavia 1907;
G. Catalano, C. Pecorella, Inventario ragionato dei Mss. giuridici della Biblioteca Palatina di Parma, Giuffré, Milano 1955;
C. Pecorella, Inventario ragionato dei manoscritti giuridici della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, «Studi Parmensi», 8 (1958);
Biblioteca del Senato della Repubblica, Catalogo della Raccolta degli Statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei Comuni, delle Associazioni e degli Enti Locali italiani dal medioevo alla fine del secolo XVIII, Tipografia del Senato, poi Olschki, Roma – Firenze 1943 – 1999.
e i più recenti:
Statuti città territori in Italia e in Germania tra medioevo ed età moderna, a cura di Giorgio Chittolini e Dietmar Willoweit, Il Mulino, Bologna., 1989;
G.S. Pene Vidari, Atteggiamenti della storiografia giuridica italiana, in Biblioteca del Senato della Repubblica, Catalogo della Raccolta degli Statuti, VIII, Olschki, Firenze 1999, pp. XI – XCVI;
Franca Leverotti, Leggi del principe, leggi della città nel ducato visconteo – sforzesco, © dell’autrice, Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”.
Anche se si tratta più che altro di area lombarda, cfr. anche Claudia Storti Storchi, Scritti sugli statuti lombardi, Giuffré, Milano, 2007;
Cfr. http://www.manuscripta-mediaevalia.de/ database of Medieval Manuscripts, ricchissimo di mss. statutari italiani, come l’Hand and Press Books Database a cura dell’Università di Göttingen pubblicato sul portale del CERL: http://cerl.sub.uni-goettingen.de/ct/