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Gaffurio Franchino

 A cura di Pierluigi Piano,

liberamente tratto da A. Sardi de Letto, voce Gaffurio, Franchino (Gaffurius, Gafurius, Gafori), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 51 (Gabbiani – Gamba), Roma Istituto della Enciclopedia Italiana 1998, pp. 214 – 216.

 Nacque a Lodi il 14 gennaio 1451 da Bettino e Caterina Fisiraga.

Il padre del Gaffurio, «qui pedibus equove strenue stipendia fecerat» - come riporta un suo allievo lodigiano, Pantaleo Malevolo, nella prima biografia del Gaffurio – era capitano di ventura di lontana origine milanese (un antenato, Guilielmus Gafurius, fu console di Milano nel 1189) e si trovava in quegli anni a Lodi al servizio di Francesco Sforza.

   L’educazione del Gaffurio fu affidata quasi esclusivamente a un prozio, Taddeo Fissiraga, sacerdote e dottore in scienze, nominato nel 1456 vicario generale dal vescovo di Lodi, e si svolse al monastero benedettino di S. Pietro. L’ambiente monastico fu determinante nell’accendere in Gaffurio l’amore per il canto; in quegli anni egli studiò musica con il padre carmelitano fiammingo Johannes Goodendach (o, secondo la forma latinizzata del nome, Bonadies) già famoso per il trattato Regular cactus, nel quale aveva raccolto le migliori opere didattiche dell’epoca. In questo periodo il Gaffurio fu cantore della cattedrale di Lodi e scrisse i suoi primi due trattati, Extractus parvus musicae e Tractatus brevis cactus plani. Conclusi gli studi alla fine del 1473, il Gaffurio sembrava destinato al sacerdozio, ma agli inizi del 1474 decise di rientrare nel secolo. Prima della fine dell’anno il Gaffurio lasciò la città natale per cominciare una lunga serie di viaggi che lo porteranno in numerose città italiane. Il primo soggiorno fu a Mantova, dove viveva il padre; il Gaffurio vi rimase per quasi due anni e trasse alimento dall’ambiente dotto e fiorito alla corte di Luigi III Gonzaga per approfondire la speculazione teorica e attendere a opere di teoria e di composizione musicale. All’inizio del 1476 partì per Verona dove – ci riferisce il Malevolo – continuò i suoi studi e scrisse due trattati: Musicae institutionis collocutiones e Flos musicae (dedicati a Luigi III Gonzaga), oggi perduti. Nel 1477 il Gaffurio partì per Genova chiamato da Prospero Adorno. Una cronaca di Alberto Vignati (sec. XVI) conservata presso la Biblioteca Braidense di Milano e la Biblioteca comunale di Lodi ci informa che a Genova il Gaffurio insegnò pubblicamente e compose canzoni e madrigali d’occasione oggi andati perduti.

   In seguito a una rivolta che spodestò l’Adorno, nel frattempo divenuto doge, il 25 novembre 1478 il Gaffurio seguì il doge in fuga alla corte di Ferdinando I d’Aragona re di Napoli. Nonostante il segretario del re fosse un prelato lodigiano, Filippo Bonomi, il Gaffurio non ottenne alcun impiego alla corte aragonese nei quasi due anni in cui risiedette a Napoli. L’ambiente e il momento erano, comunque, quanto mai stimolanti, considerato che Napoli sotto Ferdinando I era diventato uno dei primi centri musicali d’Italia; il Gaffurio ebbe occasione di frequentare musicisti quali Filippo da Caserta, Bernardo Ycaert, Guglielmo Gaurnier e soprattutto Giovanni Tinctoris che il sovrano aveva chiamato nel 1474 a dirigere la cappella Palatina. A Napoli il Gaffurio scrisse il Theoricum opus, uno dei più vasti trattati da lui composti, che fu pubblicato l’8 ottobre 1480 da Francesco di Dino.

   Alla fine dello stesso anno il Gaffurio rientrò nella città  natale dove ricevette dal vescovo la nomina di maestro di musica al castello di Monticelli d’Ongina. Il Gaffurio mantenne tale incarico per tre anni durante i quali iniziò a scrivere il trattato Pratica musicae, che completò a Milano. Nel 1483 il Gaffurio fu chiamato a dirigere la cappella della cattedrale di Bergamo ma dopo pochi mesi ritornò a Lodi.

   Il 22 gennaio 1484 venne eletto maestro di cappella presso il Duomo di Milano, incarico che ricoprì, salvo qualche raro viaggio, fino al 25 giugno 1522, giorno della sua morte.

Scrive il Malaguzzi Valeri: «Fioriva dunque la Cappella sforzesca nei primi anni della reggenza di Lodovico, quando, essendo rimasto vacante il posto di magister biscantandi [Corruzione di discantandi, dall’antico déchant o, detto più modernamente, canto in contrappunto] et deputatus ad edocendum pueros in arte biscantandi in ecclesia majori Mediolani, già occupata da Giovanni De Mollis, veniva chiamato a succedergli il 27 aprile 1484, prete Franchino Gaffurio da Lodi, figlio di un Bettino da Almeno, cum mensuali salario flor. 5. Come si vede, i Delegati della Fabbrica, malgrado che la città pullulasse di musici stranieri e la Corte in ogni maniera li favorisse, non vollero fare novità e rinunciarono ad avere un maestro fiammingo o francese. Alla sua volta, Goffurio non dovette trovare difficile mettere salde radici in Milano, nonché aprirsi una via che dal Duomo lo conducesse al Castello. Egli, a soli 33 anni, giungeva forte  degli insegnamenti attinti in Napoli alla scuola del Tinctoris, preceduto dalla rinomanza di saper bene destreggiarsi nelle dispute accademiche, con all’attivo qualche scritto già dato fuori, in fama anche di buon musicista per aver diretto prima il partenopeo coro della Nunziata, poi, in Bergamo, quello di Santa Maria. L’assenza del Werbecke dalla Corte, allora in funzione di cantore pontificio, gli toglieva un rivale di fronte. Né di una certa cortigiana pieghevolezza il Gaffurio mancava. Ricordiamo a questo proposito una canzonetta laudatoria da lui composta in onore del marchese Guglielmo di Monferrato «principe excelso et suprano»; composizioncella a tre voci riboccante di grazia e di sentimento adulatorio, ora nascosta in un codicetto della Palatina di Parma», pp. 206 – 208.

Biblioteca Palatina di Parma, Cod. pal. 1158, Gafori Franchini, Extractus parvus Musicae, canzonetta per Guglielmo di Monferrato, trascrizione Francesco Malaguzzi Valeri, La Corte di Lodovico Il Moro, vol. IV, Le arti industriali La letteratura La Musica, Milano, Ulrico Hoepli 1923, pp. 208 – 209, n. (1).

Illustrissimo Marchese,

Signor Guielmo de Montfera,

Principe excelso et suprano

Pien de gloria et de valore,

Sei potente e bellicoso

E magnanimo e cortese

Tu possedi un bel paese

Per tutto el mondo sei famoso.

In te regna gentilezza,

Elegantia et prudentia,

Tu sei il fonte de clementia,

De justitia et de fortezza.

Ogni stella a te s’inchina,

Tutto el ciel è in to favore,

E per farte degno onore

La corona te destina.

 

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