Giovanni Martino Spanzotti nacque verso il 1455 a Casale, da una famiglia di pittori provenienti dal territorio di Varese. La sua biografia è suffragata, particolarmente nella fase iniziale, da scarse fonti documentali. Il suo primo apprendistato fu verosimilmente nella bottega del padre, Pietro, dove doveva essere attivo anche il fratello Francesco (che la critica tende oggi ad identificare con il "Maestro di Crea").
Gli anni tra il 1470 e il 1480 rappresentano il periodo della sua formazione artistica. Probabile sembra, negli anni '70, un suo contatto diretto in Bologna con la scuola di Francesco del Cossa, stante il fatto che il giovane Martino utilizzò sicuramente alcuni cartoni del pittore ferrarese nella sua prima produzione artistica (Madonna con il Bambino presso il Museo Civico di Torino). È molto verosimile, tuttavia, che la parte più significativa del suo apprendistato si sia svolta a Milano (visto che in un documento redatto a Casale nel 1480 egli viene addirittura definito "Mediolani pinctore"). A Milano dovette soggiornare almeno in due riprese (l'ultima delle quali verso la fine degli anni '80), in modo tale che gli fu possibile restare aggiornato sulla evoluzione della produzione pittorica nella capitale lombarda. Piuttosto evidente (ad es. attraverso l'uso dei toni cinerei nei volti che incontriamo nelle ultime scena della Vita di Cristo nel ciclo di Ivrea) è l'influenza di Vincenzo Foppa, ma anche, nelle prospettive architettoniche, si avverte la lezione di Bramante e, ancor più, di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino.
Per spiegare un altro debito di Spanzotti, quello verso la pittura fiamminga, si può supporre che nell'ambiente milanese egli abbia incontrato anche le suggestioni dell'arte nordica, interpretate alla corte dei duchi di Milano da artisti quali Zanetto Bugatto.
Recentemente, tuttavia, a questo riguardo, la critica ha messo in risalto l'influenza esercitata su Martino Spanzotti dall'arte provenzale, ed in particolare dall'opera del maestro di origine borgognona Antoine de Lonhy, stabilitosi dal 1462 in Piemonte .
In sintesi, l'opera di Spanzotti si connota come punto d'incontro fertile delle espressioni artistiche presenti sui due versanti delle Alpi, aspetto che caratterizza per molti versi la peculiarità della produzione artistica in Piemonte nel corso di tutto il XV secolo.
Nel 1480 è documentato a Casale, mentre nel 1481 - in un atto redatto a Vercelli – è menzionato con l'appellativo di "magister", che vale come titolo per la direzione di una bottega e come riconoscimento pubblico delle sua capacità pittoriche. Si collocano in questo periodo vercellese (1481-1498) i Santi e Sante ed il Trittico (unica sua opera firmata) conservati nella Galleria Sabauda di Torino e l'affresco dell'Adorazione del Bambino di Rivarolo Canavese. In questo periodo si colloca il praticantato presso la sua bottega del pittore vercellese Giovan Antonio Bazzi, detto il Sodoma.
L'espressione artistica più alta di questi anni è rappresentata dal ciclo di affreschi (1486 -1491)sulla vita di Cristo nella Chiesa di San Bernardino in Ivrea, l'opera più importante di Spanzotti (magistralmente commentata dallo scrittore e critico d'arte Giovanni Testori).
Il ciclo sulla parete di Ivrea riflette non solo la esigenza pedagogica del committente di disporre di una "biblia pauperorum" capace di tradurre le scritture in immagini, ma esprime soprattutto i tratti peculiari della devozionalità francescana che punta a restituire una genuina carica umana al racconto evangelico. Spanzotti si dimostra capace di interpretare in modo esemplare il desiderio del committente, sviluppando una poetica nuova in grado di conferire al racconto la verità e la nobiltà dell'esperienza umana che è propria degli umili.
Si era supposta una sua presenza – come scultore ligneo - anche al Sacro Monte di Varallo (ca. 1486) come sembrava testimoniare il Compianto su Cristo morto (la così detta "Pietra dell'Unzione"), oggi alla Pinacoteca Civica di Varallo. Pure essendosi riconosciuta la paternità di tali sculture lignee ai Fratelli De Donati, restano da spiegare le evidenti affinità stilistiche con l'opera di Spanzotti. Tra il 1498 ed il 1502 Spanzotti fu di nuovo a Casale, dove tenne una sua bottega con i suoi due cognati Aimo e Balzarino Volpi.
Appartiene a questo periodo il Polittico Del Ponte (oggi smembrato, tra la Pinacoteca di Brera a Milano, la Albertina di Torino, la National Gallery di Londra ed una collezione privata) dipinto per la Chiesa di San Francesco in Casale.
Fu poi attivo a Chivasso e, dal 1513, prese la cittadinanza a Torino come pittore alla corte dei Savoia, ove consolidò il suo successo con commesse crescenti.
Tra i pittori formatisi in questo periodo presso la sua bottega troviamo Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone.
Frutti della collaborazione con Defendente Ferrari sono -tra le altre opere in cui è difficile stabilire gli apporti reciproci - il Polittico dei Calzolai ed il Battesimo presso il Duomo di Torino.
L'ultima sua opera conosciuta è il piccolo affresco Elemosina di Sant'Antonio Pierozzi (1523) nella Chiesa di San Domenico a Torino, un brano in cui sembra tardivamente rifiorire la vena poetica dei suoi anni più fertili.
Nel 1528 risulta ormai deceduto in Chivasso.
La sua opera, oltre a diventare punto di riferimento per tutta l'arte piemontese dell'epoca, ebbe una influenza diretta sulla maturazione artistica di Gaudenzio Ferrari.
Didascalia Immagine: I santi Evasio e Pietro martire. Tavola cm. 76,5 x 52. Londra, National Gallery.